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venerdì 10 luglio 2009

Il nocciolo della questione (7)


Gerontocrazia



                                                I presidenti Obama e Napolitano con le rispettive consorti. 


All'Aquila è in corso il G8.
Nutro forti dubbi sull'utilità di questi vertici: mi danno l'impressione di essere una passerella per i potenti del mondo, momenti di giusta aggregazione, con molte foto e molti banchetti, ma dove difficilmente si riesce a prendere delle decisioni che siano una sintesi di tante esigenze spesso discordanti.
L'unica trovata geniale è stata la grossa scritta fatta da dei terremotati su un prato visibile dalla sede del vertice: "yes, we camp".

L' aspetto di cui voglio parlare, però, è un altro. 
Obama è stato ricevuto al Quirinale dal nostro presidente della Repubblica: mi è sembrato il nipotino che va a trovare il nonno.

Uno fra i problemi che affliggono l'Italia è l'avere una classe politica vecchia.
Per restare alle due figure pubbliche più importanti, il presidente del consiglio e quello della Repubblica, notiamo che uno, Berlusconi, ha 73 anni di cui 15 passati in politica e l'altro, Napolitano, ha ben 84 anni di cui 56 passati nelle istituzioni.
 
Ora, con tutto il rispetto che si può avere per le persone anziane, anzi, usiamo le parole in modo appropriato... con tutto il rispetto che si deve avere per i vecchi, bisogna rendersi conto che nella vita ci sono stagioni diverse e che l'età che precede la morte naturale è da vivere in serenità, magari accudendo i nipotini, magari dando saggi consigli ai più giovani... ma lasciando le leve del comando a persone più giovani e forti.

Questo in tutti i campi, si capisce, ma a maggior ragione in politica, in un settore che chiama a responsabilità enormi e a scelte che riguardano la collettività, la res publica.


Vincenzo




martedì 9 giugno 2009

Il nocciolo della questione (5)


La fiducia nel prossimo


                    Un negozio di elettrdomestici del Cairo: le tv trasmettono il discorso di Obama


"È più facile dare inizio a una guerra che porle fine. È più facile accusare gli altri invece che guardarsi dentro. È più facile tener conto delle differenze di ciascuno di noi che delle cose che abbiamo in comune. Ma nostro dovere è scegliere il cammino giusto, non quello più facile. C'è un unico vero comandamento al fondo di ogni religione: fare agli altri quello che si vorrebbe che gli altri facessero a noi. Questa verità trascende nazioni e popoli, è un principio, un valore non certo nuovo. Non è nero, non è bianco, non è marrone. Non è cristiano, musulmano, ebreo. É un principio che si è andato affermando nella culla della civiltà, e che tuttora pulsa nel cuore di miliardi di persone. È la fiducia nel prossimo, è la fiducia negli altri, ed è ciò che mi ha condotto qui oggi". ( B.H. Obama).


Settimana scorsa il Presidente degli Stati Uniti è stato in visita in alcuni Paesi musulmani e ha pronunciato un bel discorso di speranza e di apertura all'università del Cairo, in Egitto, Africa.

Se uno dei doveri di un leader è quello di volare alto, di indirizzare, di dare speranza, non si può negare che Obama sia un grandissimo leader: e non vi nascondo che in questo periodo storico complesso lo vedo come una delle poche luci di speranza.

La parte di discorso che ho riportato mi ha colpito perchè ha l'ambizione di parlare all'uomo, al singolo, all' individuo: non è quello che gli Stati potrebbero fare, ma quello che ognuno di noi dovrebbe fare. Ed è un discorso che dovremmo traslare nella nostra quitidianità, nelle nostre città, nei nostri luoghi di lavoro.

La realtà è spesso dura, il pragmatismo è una necessità, ma senza i sogni, gli ideali e un pizzico di retorica, vivremmo certamente peggio. 

Vincenzo